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UNITI E SOLIDALI PER LA VITA DELL’UNIONE

 

 

            Ognuno ha il diritto /dovere di esporre quali tra i tanti problemi esistenti nell’Unione, deve essere posto in prima linea e quali misure concrete debbano essere prese per assicurare la nostra attività e le nostre rivendicazioni.

            E’ da rilevare in proposito come anche a conclusione di questo 2016, l’ azione dell’Unione è stata frenata dal contesto in cui si è trovato a operare il nostro Paese, stretto dall’esigenza, in nome dei parametri economici Europei, di ridurre ulteriormente lo squilibrio tra le entrate e le uscite.

            Nelle ultime riunioni degli organi centrali si è evidenziato l’importanza che l’Unione, nel più generale quadro dell’Associazionismo, operi su nuove realtà organizzative che rispondano a bisogni reali e in settori anche diversi da quelli fin d’ora seguiti; momenti e occasioni per avvicinare anche le “sempre più distanti” forze politiche sulle nostre proposte di legge presenti in Parlamento: la riforma dei trattamenti di reversibilità, l’estensione alla vittime del dovere dei benefici previsti per le vittime del terrorismo, la riforma della pensione privilegiata di cui al disegno di legge n. 2293 (sen. Marino ed altri) oggetto del mio articolo di fondo nel numero di maggio/agosto 2016 del nostro Corriere.

            Troppo spesso la nostra Associazione è stata mortificata anche nella lunga attesa di ottenere il dovuto diritto, troppe volte anche i sempre più ridotti “contributi Istituzionali” sono stati erogati in ritardo o non erogati, con gravi danni per la nostra attività esterna di promozione ed interna di assistenza. Perciò ritengo che per il 2017 il “piccolo ritocco”, dopo ben 13 anni, della quota sociale da 41 a 47 euro all’anno ( 50 centesimi al mese) ci permetterà di lavorare con più tranquillità in favore di tutti

            Un grazie a quei dirigenti “pro tempore” che negli ormai lontani anni 70 e 80 ebbero il coraggio di rimboccarsi le maniche e triplicare la quota sociale da 4000 lire a 12.000 lire e poi a 19.000 nel 1984

            Ricordo che anche allora ci fu chi protestò, chi gridò allo scandalo, ma se i nostri predecessori non avessero preso tale decisione oggi l’Unione non esisterebbe. Per fortuna le incertezze, le considerazioni, le pressioni a non voler riconoscere la necessità di aumentare la quota non prevalsero sull’allora Comitato centrale direttivo che, al contrario, come oggi il Consiglio nazionale, solidamente e con decisione unanime, aumentò la quota annuale evitando conseguenze gravi per il futuro del Sodalizio

            Ieri gli altri, oggi noi, identica qualche critica, salvo poi ad essere incolpati di autolesionismo se il Consiglio nazionale non avesse preso in tempo la decisione. Sempre più spesso, in questi anni, sono giunti alla Presidenza e al Comitato esecutivo richieste, da parte di sedi provinciali, di “aiuto” per far fronte ad aumenti di fitto dei locali e per le tante altre necessità di spesa inerenti la funzionalità dei servizi associativi, senza, ovviamente, considerare ( con l’abolizione delle tariffe agevolate) i maggiori costi per la spedizione del nostro Corriere.

            Per questo il Consiglio nazionale ha dovuto deliberare, dopo alcuni anni di rinvio, l’aumento della quota associativa.

            E’ necessario, perciò, mantenere l’impegno di essere uniti, e non lasciarsi deviare dalle (poche) voci contrastanti. E per rispondere a qualche socio che ha lamentato ( o si lamenterà) che l’aumento della quota è stato deliberato in un momento in cui poco è stato ottenuto , ricordo che gli scopi per cui il nostro Sodalizio è stato eretto in Ente morale, sono sanciti dall’art 3 dello Statuto sociale ( che alleghiamo in questo numero con le modifiche approvate nell’ultimo Congresso nazionale) tra cui“ esaltare i valori morali civili, militari della Patria, onorare la memoria dei Caduti…mantenere vivo tra i soci il sentimento di fratellanza e della solidarietà…praticare tutta la possibile assistenza morale ed economica….”

            Distruggere si fa presto! Non raccogliamo voci deleterie che hanno il solo fine di far nascere sfiducia e confusione, ma rafforziamo l’impegno unitario al meglio delle nostre forze.

            Cari soci, i problemi si risolvono con la collaborazione di tutti ,nella consapevolezza delle maggiori responsabilità dei dirigenti di un Ente morale che ha per fine la tutela della categoria alla quale abbiamo tutti l’onore di appartenere; una categoria che è abituata a lottare e, come nel passato ha difeso le Istituzioni, oggi con tenacia si impegnerà affinchè da tutti gli organi Istituzionali venga un concreto segnale verso coloro che hanno perso la propria integrità al servizio della collettività

            Per tutte queste ragioni desidero ancora dirti grazie ed inviarti un caloroso augurio per le prossime festività.

 

                                                                                                                              Antonino Mondello

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